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Fontironza – la fonte della ghironza

Risalendo l’erta de la Piagghia ( un tempo Piaggia di Battuto) in direzione di Pagliano, non appena la pendenza si riduce e volge al piano, in quel tratto che non a caso si chiama Pian di Vico, la prima strada a destra dolcemente ridiscende e srotolandosi tra i campi ci conduce verso un piccolo gruppo di case.  Siamo in quella che per tutti noi è oggi ufficialmente Fontironza, anche se capita di frequente ascoltare chi azzarda un equivoco “Fontilonza”, magari pensando più al prelibato insaccato di maiale che all’antico nome della “lonza” dantesca, quella sorta di lince che, nel primo canto de l’Inferno, il sommo poeta pare associasse al terzo vizio capitale, la lussuria.   Con tante fantasie che girano, non vorremmo assistere alla celebrazione in loco con qualche goliardica ‘lonzona’ in policarbonato.  Se qualcuno dovesse proprio scantonare, speriamo propenda almeno per la seconda ipotesi.  Dopo tutto siamo nell’anno in cui ricordiamo i sette secoli dalla morte di Dante…

A Fontironza oggi, oltre a un insediamento che ormai ha ben poco da raccontarci del suo lontano passato, come traccia più antica è rimasta la fonte; niente di più che due bottini sotterranei che captano la risorgenza d’acqua, quella che dà proprio il nome alla località. Furono realizzati nel 1861; uno dei primi interventi con cui il neonato Stato Unitario bussò alla nostra porta. Fu in particolare frutto delle pressioni di uno che contava, il Notaio Biagio Carucci, che spese la sua influenza data la vicinanza della fonte ad alcuni suoi possedimenti coltivati a canapa.

Non abbiamo certezze sull’origine del nome e a quale significato corrispondesse quel Fons Girontii che, prima testimonianza di cui si dispone, compare nello Statuto Comunale del 1324, nella Rubrica XXXIIII in cui si stabilisce l’elezione di tre deputati (“tres bonos hominem“) per il controllo delle vie e dei corsi d’acqua.

Statuto Comunale del 1324 “fontis girontii”

Nei Catasti degli inizi del ‘400 viene riportata sia come “contrata Fontis Gironce”, che come “Fontis Gironze“.  Ma già nella revisione del Catasto della fine del ‘400, compare sempre unicamente col nome di “Fonte Gironza“.

Negli Statuti a stampa del 1552, è riservata una apposita rubrica alla manutenzione della fonte (“De aptando fontem gironzum“).

A partire dagli inizi del ‘600, in vari documenti viene introdotta la denominazione di “Fonte della Gironda“.   Questa variazione assume un valore particolare perché ci consente di accostarla, con maggiore evidenza rispetto al passato, ad un significato ben preciso, anche se qualche dubbio ancora può persistere sul fatto che possa rappresentare realmente l’origine del nome.  Che sia stato per esplicitare un significato che già aveva, o un successivo adattamento per assonanza, fatto è che tale denominazione consegnò la fonte al fascino della musica, anche se poi, verso la fine dell’800, ebbe a patire quella contrazione con cui è conosciuta oggi, appunto Fontironza, che oscura ogni riferimento al possibile significato originario.

La gironda (o ghironda, e anche gironza o ghironza) è infatti uno strumento musicale, conosciuto già nell’antichità come organistrum, che seppur nato nell’àmbito della musica sacra, si trasformò nei secoli attraverso innumerevoli variazioni di forme, dimensioni, sonorità, finendo per divenire lo strumento tipico dei musicisti girovaghi e mendicanti; assunse infatti anche il nome di “lira mendicorum“.  Ciò non di meno, fu anche utilizzato nella musica cosiddetta colta (Vivaldi, Bela Bartok, perfino Mozart). Di recente è stato utilizzato anche in esperienze sperimentali di musica elettronica.

dalla classica…
…al rock
J. Caillot – Suonatore di ghironda (sec. XVII)

Sembra che il passaggio della denominazione da organistrum a ghironda sia avvenuto in epoca bassomedievale, per questo motivo sussiste qualche perplessità che la Fons Girontii degli Statuti del 1324, più o meno coevi a questo passaggio, si riferisse originariamente in qualche modo allo strumento musicale.

esemplare di ghironda opera di un moderno liutaio
Angelo suonatore di ghironda (‘Libro d’Ore’ di Bona Sforza – 1490)

Ma a noi piace sostenere l’ipotesi che proprio dallo strumento abbia origine il nome e in quella fonte abbia trovato ristoro qualche trovatore girovago, menestrello avventuroso, musico incantatore, magari perché no, anche cieco (a volte la ghironda era chiamata anche ‘Viella da orbo‘ ossia ‘Viola del cieco‘); piace, stimolati dal fatto che, in tempi recenti, abbiamo potuto vantare la presenza di un musicista dagli occhi spenti ma dal vivido e acceso estro.

Ecco, un luogo il cui nome è legato a uno strumento musicale, a questo strumento musicale, idealmente non può che essere dedicato al M° Oreste Dragoni (1911-1992), “lu Professor’Oreste” di cui per esteso parleremo.

E poiché questa terra che ci ospita e che noi occupiamo e riempiamo della nostra energia, è luogo ove s’aggrovigliano storie infinite e ciclici ritorni, ci viene da immaginare anche un ruolo (le dediche sono per chi non c’è più) che venga riservato a chi la storia in qualche modo ha collegato a quel luogo e sperare che un giorno, magari nella ‘sua’ Fontironza (dove il Caso ha voluto abbinargli una dimora), Stefano Ubaldini, poliedrico ed eclettico performer, possa esprimere il suo virtuosismo musicale anche attraverso il suono ‘mistico’ di una ghironda. Lì, a casa sua, a fonte della ghironza.

One Reply to “Fontironza – la fonte della ghironza”

  1. Sonia ha detto:

    Belloooo

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