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Morte di un musicante

Sarebbe stato l’8 maggio 1798, ma erano arrivati i francesi di Napoleone Bonaparte e avevano cambiato un bel po’ di cose, tra cui anche il nome del tempo: gli anni, i mesi, i giorni. Era più precisamente la sera dell’8 maggio 1798, ma ormai si chiamava 19 Fiorile dell’anno VI. La sera si chiamava sempre sera e come sempre, quand’essa calava, il paese si raccoglieva in sé. Un vicolo della zona del Borgo (già l’Ajuri de sotto, oggi le vie tra San Rocco e Santa Caterina) restituisce una immagine che è dolce e tragica al contempo e induce ad essere colmata con un racconto scarno ma inevitabilmente, a suo modo, lirico. 

   gli Onesta di oggi, a quel tempo erano d’Onesta o  d’Onestà

Giuseppe d’Onesta (o anche d’Onestà, questa era l’allora denominazione dell’attuale casato degli Onesta) giovane chissà se più incline al romanticismo o all’esibizionismo (o magari sopraffatto da entrambi gli stimoli), siede a cavalcioni sul parapetto della finestra di casa sua e, al chiaro dell’ultimo quarto di luna (vogliamo azzardare così per illuminare un po’ la scena ché il buio, al tempo, era veramente pesto), suona la sua “Ghitarra“. Una donna, non sappiamo se ascoltatrice casuale o interessata per coinvolgimento emotivo, farà poi mettere a verbale che, cessato quel suono d’improvviso, la breve pausa di silenzio venne interrotta, così le parve, da un fruscìo e poi un tonfo secco, come di qualcosa che precipita dall’alto, insieme al rimbombo di una cassa armonica che si sfracella sul selciato. In casa era solo la madre di Giuseppe e l’unica ipotesi che egli “fu sorpreso dal sonno“. La cronaca avara di particolari, nulla ci dice su come fosse stata quell’ultima giornata di Giuseppe. Amiamo immaginare  che  più che il sonno, il suono lo sorprese: sopraffatto quindi dalla sua dolcezza. Il medico nel suo referto costatò che “la fiera caduta lo sopì perfettamente da’ sensi sul momento”. Ma non fu solo momentaneo il suo sopore. Non si riprese.

Il 21 maggio, che ormai bisognava chiamare il 2 Pratile, Giuseppe “andò a soccombere. Non ha potuto mai articolar parola né tampoco è stato capace de’ Santi Sagramenti.”  Di ciò si rammaricò il medico che stilò il verbale. Qualcuno si sarà dispiaciuto anche della melodìa interrotta.  Ricordiamolo nel considerevole nòvero dei musicanti,  musici e musicisti di questo paese.

 

 

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